La città è di provincia: una di quelle che i turisti non visitano, e di cui, per spiegarne l'ubicazione, tocca citarne i confini, o le metropoli vicine.
La zona è alla prima periferia della città.
La periferia è una di quelle mediamente povere, mediamente borghesi e tirate su a eternit e equo-canone.
Al locale, più balera che discoteca, e che avrebbe pure un nome evocativo e dal biblico richiamo, gli autoctoni si rivolgono usando il diminutivo "para", come si usa fare nel gergo giovanilistico: riducendo il numero delle sillabe, il giardino dell'eden - promessa ricompensa dopo la purgativa giornata nelle miniere urbane e suburbane - diventa zoppo, monco, menomato e allusivo alla certo meno idilliaca psicosi nervosa, a sua volta tutta contenuta nel suffisso para senza il supporto della dovuta e meritata noia.
Sono le undici.
A quell'ora i figli della Wii vanno a letto; i commodore64 già russano da un pezzo; gli adolescenti stanno ancora fumando nelle piazze dell'happy hour; i ragazzi sono a cena; le coppie appassionate verso i talami, quelle scazzate verso Sky. Qualcuno cerca ancora parcheggio: i suv sopra le aiole, le utilitarie lucide a lisca di pesce, le Porsche- meglio se opache- in sobria doppia fila. Gli station sulle strisce, a mezz'asta con i carrai.
La beat generation -camicia scura anti-alone e scarpa a punta - è già in pista: giaccone al guardaroba, borsetta sul divano, testa alta e pancia in dentro, un-due-tre, giro, un-due, un due tre, giro.
A bordo pista i campioni. O wanna-be tali. Nel più dimesso centro, in barba all'archetipo, i ballerini di confine: quelli da una volta ogni tanto, così per fare, senza l'astio del professionista, ma con la stessa aura di colonia da mass-market mischiata all'afrore da sala da ballo.
Sono belli, pure. Tirati a lucido come maniglie di ottone e zuccheriere silver-plate. Piccole labbra rinsecchite color malva, prugne secche su colli plissettati. Addomi tesi, tra un bottone e l'altro, come pesci palla. Vestitini paillettati. Pantaloni in lycra e culi troppo vuoti o troppo pieni. Sguardi torvi, da torero. Molto seri: impegnatissimi. Guai a toccarli, per sbaglio, passando: la loro è una coreografia, mica pizza e fichi, per Diana!
Un signore, sul quintale o poco più, sulla sua poltroncina bordo pista, dorme della quarta: braccia distese ai fianchi, testa riversa, bocca spalancata. Ogni tanto sbuffa. E la cosa, e non poco, mi consola: se non altro è vivo.
"lei bballa" sento dire da una voce con l'acca, che peraltro non c'era tra lei e bballa, degli immigrati calabresi.
"no, guardo", rispondo.
(è una ricerca, potrei spiegare, ma sarebbe troppo complicato. È tardi. Ho sonno. Ciao).
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1 commenti:
"de gustibus non est disputandum"
Io preferisco di gran lunga ballare il mambo a bordo piscina...
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