sabato
Vulevudansé? (Wum in Paradiso)
La zona è alla prima periferia della città.
La periferia è una di quelle mediamente povere, mediamente borghesi e tirate su a eternit e equo-canone.
Al locale, più balera che discoteca, e che avrebbe pure un nome evocativo e dal biblico richiamo, gli autoctoni si rivolgono usando il diminutivo "para", come si usa fare nel gergo giovanilistico: riducendo il numero delle sillabe, il giardino dell'eden - promessa ricompensa dopo la purgativa giornata nelle miniere urbane e suburbane - diventa zoppo, monco, menomato e allusivo alla certo meno idilliaca psicosi nervosa, a sua volta tutta contenuta nel suffisso para senza il supporto della dovuta e meritata noia.
Sono le undici.
A quell'ora i figli della Wii vanno a letto; i commodore64 già russano da un pezzo; gli adolescenti stanno ancora fumando nelle piazze dell'happy hour; i ragazzi sono a cena; le coppie appassionate verso i talami, quelle scazzate verso Sky. Qualcuno cerca ancora parcheggio: i suv sopra le aiole, le utilitarie lucide a lisca di pesce, le Porsche- meglio se opache- in sobria doppia fila. Gli station sulle strisce, a mezz'asta con i carrai.
La beat generation -camicia scura anti-alone e scarpa a punta - è già in pista: giaccone al guardaroba, borsetta sul divano, testa alta e pancia in dentro, un-due-tre, giro, un-due, un due tre, giro.
A bordo pista i campioni. O wanna-be tali. Nel più dimesso centro, in barba all'archetipo, i ballerini di confine: quelli da una volta ogni tanto, così per fare, senza l'astio del professionista, ma con la stessa aura di colonia da mass-market mischiata all'afrore da sala da ballo.
Sono belli, pure. Tirati a lucido come maniglie di ottone e zuccheriere silver-plate. Piccole labbra rinsecchite color malva, prugne secche su colli plissettati. Addomi tesi, tra un bottone e l'altro, come pesci palla. Vestitini paillettati. Pantaloni in lycra e culi troppo vuoti o troppo pieni. Sguardi torvi, da torero. Molto seri: impegnatissimi. Guai a toccarli, per sbaglio, passando: la loro è una coreografia, mica pizza e fichi, per Diana!
Un signore, sul quintale o poco più, sulla sua poltroncina bordo pista, dorme della quarta: braccia distese ai fianchi, testa riversa, bocca spalancata. Ogni tanto sbuffa. E la cosa, e non poco, mi consola: se non altro è vivo.
"lei bballa" sento dire da una voce con l'acca, che peraltro non c'era tra lei e bballa, degli immigrati calabresi.
"no, guardo", rispondo.
(è una ricerca, potrei spiegare, ma sarebbe troppo complicato. È tardi. Ho sonno. Ciao).
Roberta G. Amidani
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giovedì
WoMen Users Manual: Tipi di femmine: Luna Tantum
lunedì
FEDELI ANGELI DEL FOCOLARE O TRADITORI SERIALI? (IL DECALOGO DEL TRADITORE SERIALE)
per andare avanti a leggere: guarda giù. Un po' più a destra, no, aspetta, quella è pubblicità, più su, non vedi? Maddai, sei già alla sidebar. UFFA. un po' di attenzione, per Giovepluvio. Ecco, perfetto. Proprio lì.
venerdì
Tipi di Maschio: L'INGEGNERE
martedì
WoMen Users Manual: AMORE, STALKING, CHIMICA E BUCHI NERI ROTANTI
venerdì
BORRIELLO E LA SENICAR: FISICA, PASSIONE, ENDORFINE IMPAZZITE E ARRIVEDERCI E GRAZIE.
mercoledì
"IL FIANCHEGGIATORE è MORTO" (de Il Fiancheggiatore)
lunedì
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO DI UNA FORMICA ISTERICA (mattantofelice)
Sì, lo so che non scrive più e che eravate abituati a leggerla una barra due volte per week e che -di colpo- non funziona più nemmeno il coso delle notifiche, si è spampanata la mailing list e si son svaporati i feed. MA - GIURO- LEI VIVE.
Solo che ha un blackberry nuovo, di quelli touch e non riesce più a far pubblica da lì, dal suo strumento preferito - nonché pressoché unico - di pubblichescion.
Vive. Sì, giuro-giuro. E mica male, pure. Nonostante i rovi e le ortiche intorno al castello, nonostante le streghe (cattive) e gli orchi (antipatici), a prescindere dai draghi (mangia-wum) e dai terminator travestiti da principi azzurri (o viceversa), lei se la passa alla grande.
Sì lavora come una formica isterica, ma le piace tanto (e le formiche isteriche, viste da vicino, hanno una vita sociale da paura, solo che nessuno lo sa).
venerdì
MITI CHE CROLLANO E VELINE IN LUTTO
lunedì
Short Message Service. Part Two.
Dunque, facciamo un riassunto, così che ci sia un bigino da stampare e infilare nel portafoglio:
- scrivete POCO
- disattivate il T9 e attivate il controllo ortografico
- usate la punteggiatura.
- non fate piovere puntini come ci fosse il diluvio
- lasciate perdere il meteo
- usate la fantasia
- mollate le citazioni
- fate la brutta in word e se supera i 140 caratteri, ricominciate
- se avete un Iphone, scaricate what'sup,
Ma tu lo sai che abbiamo un sacco di cose in comune?**
- Eh eh! La faccio da aaaanni, già. Comunque, praticamente siamo due gocce d'acqua, ci siamo trovati, eh? alla fine... Ascolta, andiamo in un posticino carino, in centro. Oh, non aspettarti un cinque stelle misclèn, eh, non è Vissani ma non credo che hai bisogno di essere stupita, o sbaglio? Però è figo, e ci va un sacco di gente giusta.
- nooo, macché, scherzi? A me piacciono le trattorie, anzi guarda nei posti da fighetto col becchino che ti versa l'acqua da dietro e non puoi nemmeno parlare, io, guarda, praticamente mi passa anche la fame!
- No, ma va', secondo te ti porto in trattoria? Con chi credi di uscire? Con un pezzente? Qui fanno il sushi, il più glamur della city, ciccia, e guarda che se poi magari non ti piace c'è anche cotto, eh. ..Ma non sarai una di quelle da insalatina e via, eh? no, perché, sai come si dice, che se una a tavola non cosa con piacere, non è che poi ti diverti tanto, eh eh!
Cosa indossare ad un funerale.
mercoledì
Ammutinamento ormonale, era glaciale e badanti con le meches.
L'unico problema, a parte la rimozione di tutte le Visa e il look
atroce, è che non ho mai gradito le flagellazioni, specie se
auto-inflitte. Già ho problemi col silk-epil (per non parlare della
ceretta all'inguine), figuriamoci con i cilici. Certo un cilicio non
può esser peggio di una ceretta all'inguine dopo uno o due mesi di
Gilette pour femme, immagino. Ma diciamo che preferisco, nell'armadio
delle esperienze sensoriali, lasciar spazio ad altri articoli,
ancorché magari piegati alla cazzo.
E -sempre in tema di fanta-cattolici, un altro ostacolo è che non
riuscirei a focalizzarmi davvero solo sulle orme di Joshua, visto che
le religioni mi piacciono un po' tutte.
"Già. Un po' come gli uomini" - direbbero le malelingue.
(Mpf)
lunedì
"Questa sera, guida tu" (La vera storia del grande amore fra Tom e Gaymin)
Vieni avanti Tom, e siediti qui vicino. Io sono Gaymin, e sono il
fondatore del gruppo. Su Tom, coraggio, facci sentire la tua voce.
- Ciaao. Io sono Tom.
- Ciaaaoo Tooom.
- Ciao. Sono un po' a disagio. Sapete, è la prima volta per me...
- tranquillo Tom, ti ascoltiamo. Vuoi raccontarci la tua storia?
- Allora. Sì. Mi chiamo Tom, e sono -beh lo vedete no? - un navigatore.
domenica
Wum, Ivan, Sascha e Misha e il lancio dei coltelli al caviale del Volga.
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| (MATISSE, il lanciatore di coltelli) |
sabato
WUM, EROS e il gran casino del fidanzamento immaginario tra un acronimo e un archetipo.
di un blog definito irriverente, decise di farsene uno.
Visto che era cresciutella, poi, a due passi dal crocevia della maturità, piuttosto che per un amico, optò per un fidanzato.
E il fidanzato, ancorché immaginario, arrivò così, tra il lusco e il brusco, come raccontan le storie più elementari nonché migliori.
Ora.
Trattandosi di un F.I., uno, leggendo, s'immaginerebbe il protagonista come un'icona di fulgido splendore con tutto un repertorio di optional da lasciar senza fiato, ovvero: un gran fico da paura.
Tipo l'incrocio tra il genio di Blake, lo charme di Delon, la perversione erotica della Nin, gli addominali di Crowe (a 35 anni), il furore della Merini e il pisello del Primo Azzurro.
venerdì
Lady Oscar e la Beata Fava
Grande festa alla corte di Francia. C'è nel regno una bimba in più
Biondi i capelli, rosa di guancia
Oscar ti chiamerai tu.
Il buon padre voleva un maschietto
Ma, ahime, sei nata tu
Nella culla t'han messo un fioretto
Oscar ti chiamerai tu.
Già. Tralasciando letteralmente i biondi capelli, e magari pure il fioretto (arrivato ben più avanti nella storia, e sotto forma di Bastarda a una mano e mezza), questo, in sostanza, è il prequel della vita di Wum: femmina oltre (nonché contro) ogni aspettativa.
Tutti, compresi i vicini e le Orsoline che avevan già allevato- dello stesso pollaio - una
nidiate di Wumme femmine, si aspettavano un bel maschione, nei cui neri occhi perdersi e sulle cui forti finanze contare. E invece dall'unione fra la ReginaMadre, di Austriaca e nobilissima casata e il GranFicone nostrano, massiccio come una quercia, bello come un dio e spirituale quanto un comodino, arrivò una Lei.
Già, una Lei: con due X, una vicina all'altra, alte e forti come i Watussi del Kilimangiaro, sinuose come Quetzel Coatl e bifide come una coppia di Opossum.
mercoledì
Gli innamoramenti improvvisi, la matematica, il Teorema dell'Imprescindibilità e le Nano-astronavi che non esistono. Forse.
Quindi parliamo di prima delle prime guerre puniche. Di quando Ciro
non aveva ancora generato quello sciagurato di Dario, Jezabel ancora
non piangeva alla finestra e Astarte aveva ancora il suo bel perché.
Avevo 22 anni, dicevo e facevo economia, in senso letterale e pure
letterario: avendo sempre sfruttato i miei talenti (una memoria di
ferro e qualche botta di derriere qua e là), applicavo scrupolosa il
principio dell'efficienza economica.
In altre parole memorizzavo molto, inventavo di più e, ovvio, studiavo
poco e sempre e solo sotto esame.
Scenari da spiaggia. Atto primo.
Atto primo: la sorridente minoranza.
Ha gambe da gazzella, ai piedi un paio di sandalacci sformati e porta addosso -kilo più kilo meno, un pallett di vestiti, bracciali, borse di paglia e ammenicoli vari.
La pelle è tesa, lucida e nera come l'ebano. Sulla testa ha una cesta e nella cesta un enorme fagotto traboccante parei.
Avanza, nella sabbia. E sorride, porgendo il lucido avambraccio da cui pende un filo e dal filo bracciali: osso, pelle, plastica, stoffa, perline.
Lei sorride. E avanza. Ha braccia possenti come tronchi e occhi bianchissimi. Riceve occhiatacce e risposte seccate eppure sorride, passando da un ombrellone all'altro. Sorride al ciccione che la manda affanculo, alla prugna rinsecchita che la manda via in malo modo, dicendo alla vicina (la patata floscia): "ma non si può anche qui varda che robaa". Sorride alla tredicenne bisenfia che prova tutti, ma proprio tutti, i micro-abitini e poi sbuffa che fan tutti schifo.
Sorride, zen, e offre la sua mercanzia. Imperterrita. Ciabatta davanti a ciabatta.
domenica
SfigoCop, Ficarra e Picone e le avventure di Wum che va al lavoro di notte e non ci crede nessuno
Venerdì ore 03:00: piru- piruuuuup- pipu. Pausa. Piru- piruuupp-pipuuuu.
L'Antelope del Blackberry mi sveglia.
L'occhio semi aperto sul display verifica che non mi stia prendendo in giro.
No: è vero, sono proprio le tre, io devo proprio alzarmi e devo proprio partire.
mercoledì
IL PRIMO IMBUTO NON SI SCORDA MAI
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martedì
La verità è che non gli piaci abbastanza.
Passata un po' d'acqua sotto i ponti, com'è come non è, all'uno tornava in mente l'altra e all'altra non smetteva di tornare in testa l'uno. Rivedendosi, ogni volta con una -quasi sempre patetica - scusa diversa, a distanza di mesi, l'effetto vacanza - tipico delle prime settimane di quasi tutte le love stories - non solo non scemava, ma pareva addirittura aumentare. Eppure. Eppure niente, ad ogni rendezvous si raccontavano delle rispettive cacce e inseguimenti, si strofinavano un po', e poi, dopo essersi coccolati a sufficienza per risedimentare il piacevole ricordo, si salutavano prima di svanire nel rispettivo nulla per altri enne mesi.
Una e una sola cosa: ovvero che i quattro protagonisti non si piacevano abbastanza. O almeno, a due su quattro, pari al cinquanta per cento tondo tondo, no.
Solo la nuda e cruda verità.
Come quella di Eddy lo spettacolare Murphy in Raugh Show.
giovedì
Tipi di femmine: La Runner
lunedì
S'I FOSSE FOCO ARDEREI LO MONDO
Se il Cecchino figlio di Angioliero (detto Solafica e già qua uno dovrebbe fare una riflessione) fosse stato foco, il mondo l'avrebbe arso.
Se Wum fosse stato maschio, ahinoi, sarebbe stato triste.
punto.
E.
Visto che Wum ha sempre la qwerty pronta a sparar sul sesso forte, per una volta una (ma non prendeteci il vizio), per una volta una - dicevo - nel mirino ci infiliamo le pulzelle.
Ha ah.
Proprio loro, quelle con la gonna e quelle senza.
Quelle basse (che nella botte piccola un par di palle) e quelle alte (mezza bellezza ibidem come sopra).
Quelle che ci mettono sei ore a decidere cosa mettersi. E altre tre per metterselo.
Quelle che vanno in vacanza con la piastra. Quelle che a cinquant'anni non si pettinano che son selvagge dentro (e spettinate fuori).
Quelle che "io il tanga non lo sopporto" e "le giarrettiere son per le maitresse" e poi fan scambio coppia con la stessa scioltezza con cui dicono al salumiere "lasci lasci".
Quelle che abituano male i maschi. Che a furia di riceverla al pronti via ne han fatto un diritto. Consolidato per giunta.
Quelle che tiran su molluschi fatti a forma d'uomo. Quelle che OMMIODDIO GIANGUIDINO S'è SBUCCIATO UN DITINO ANDIAMO AL PRONTOSOCCORSINO.
Quelle che controllano il telefono del consorte barra compagno temendo di trovarci quel che lui potrebbe trovar nel proprio.
Quelle che il Piergiovanni non lo mollano (SAI I BAMBINI SOFFRIREBBERO TROPPO) e son tanto indaffarate a far finta di essere indaffarate tra il Forte e Curma che se indaffarate dovessero esserlo per davvero si sfascerebbe il lifting.
Quelle che tiran tardi nei locali, a risucchiar mojiti e cuba libre e che se poi perdon la patente MA TI RENDI CONTO 'STI STRONZI?
Quelle che puntano i carabinieri, i finanzini e i poliziotti e fan tre giri della rotonda per essere fermate.
Quelle che fanno le commesse in attesa di servire il pollo giusto.
Quelle che un pollo non sanno nemmeno come sia fatto.
Quello che TRA ME E ASDRUBALE NON FUNZIONA MA SE SE NE VA POI LO SO CHE MI MANCA.
Quelle che DI CHE ASCENDENTE SEI? E poi dicono NOOOO NON CI CREDO MICA SAI AI SEGNI.
Quelle che trifolano di tutto dalla mattina alla sera e son sempre a dieta (ma solo a vista) e MA GUARDA TI GIURO CHE IO MANGIO POCHISSIMO. E anche quelle che mangiano. Ma pure loro solo a vista. E poi magari vomitano (mica lo pagano loro, il conto, no?).
Quelle che non si sono mai innamorate.
Quelle che lo sono a tratti, come il singhiozzo. Ma mai dello stesso.
Quelle che aspettano l'uomo giusto con cui costruire qualcosa (si chiama MURATORE, tesoruccio. E va via di malta e cazzuola che è un piacere).
Quelle che l'uomo giusto l'hanno incontrato e come lui niente e nessuno.
Quelle che hanno la verità in tasca (vicino alla Visa) e per quanto tu possa essere diverso, unico, speciale e molto-molto lontano da tutti quelli che l'hanno avvicinata prima, NIET. GIRA AL LARGO O SPARO.
Quelle che ci cascan sempre.
Quelle recidive.
Quelle isteriche.
Quelle COSA VUOL DIRE CHE ESCI CON I TUOI AMICI? E IO STASERA COSA FACCIO?
(uncinetto?)
InZomma.
S'i fossi omo, né delle giovani né delle leggiadre
mi curerei e anzi forse le accopperei,
ma i giovinotti tutti inseguirei
e nel confronto -il buon dio lo sa - non ci rimetterei.
domenica
Three is better than one.
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| Guido Reni, Ippomene e Atalanta |
TESI: 3 corteggiatori son meglio di uno.
OOOooh!
PREMESSA. a nessuno - ripeto- nessuno dei tre, andrà concesso altro oltre del tempo. (in altre parole, vietato darla).
EVIDENZA: se siete in grado di non darla a nessuno dei tre, uscire con più di un rapace per volta vi consentirà di valutarne le caratteristiche in modo - come dire - più svizzero.
"ho poco tempo. già è un casino uscire con uno, figurarsi con tre."
sbagliato.
Se è questo che pensate, è perché innanzitutto siete abituate a ribaltare la vostra agenda in virtù di quella del maschio del momento e poi perché è probabile che siate in linea con un corteggiamento a dir poco serrato (se ci siete uscite mercoledì e vi aspettate di rivederlo già nel fine settimana, non raccontatemi che non è vero e che di solito ci andate con calma). Take it slowly, baby. Il tempo è un gran maestro e vi darà modo, settimana dopo settimana, di valutare chi avete davanti prima di aver sprecato endorfine con qualcuno che magari non se le meriterebbe nemmeno fosse l'ultimo bipede maschio del pianeta.
"dare la mia attenzione a tre uomini contemporaneamente equivale a non darla a nessuno"
NIET.
Voi non state dando proprio niente. Se non del tempo per conoscere chi vi ha invitato fuori.
"uscire con più di un uomo equivale a tradire tutti quanti"
Certo, se ci andaste a letto, ovvio che sì. Ma visto che la premessa della regola è che nella valutazione sian vietati gli scambi di fluidi, potete incartare di nuovo la vostra coscienza e rimetterla a far la muffa sullo scaffale dell'inconscio.
"secondo me, tu esci con tre perché in realtà non c'è nessuno che ti piaccia davvero."
Può pure esse. Ma anche fosse, il fatto che una segua una linea guida per un motivo o per un altro, non inficia il risultato finale, no? E comunque, no. Qualcuno che mi piace, che mi è piaciuto davvero c'è. O c'è stato. Solo che non sempre chi ha pane ha pure i denti e viceversa, darlingssss.
"sei una cinica Wum. arrogante, prepotente e sola."
Sììììì, parecchio. Anche se - al quadretto - aggiungerei confusa e tanto-tanto superficiale.
Al primo (cinica) rispondo: BAU, in qualità di randagia in tripla classe A.
Al secondo dico: mi piacerebbe, sì, sovvertire l'ordine naturale del dare e dell'avere, e far quadrare i bilanci in modo un pelo più scientifico di quanto sia lecito.
Al terzo sospiro e chiedo: in cosa, darling, potrei più degli altri?
Al quarto sorrido, piego il capo verso destra e dico: sì, tanto e direi a questo punto, più per vocazione che per necessità.
Del resto, oserei aggiungere, non fossi così, saresti qui a leggermi, tu, ora?
P.S. e poi, I beg your pardon, uscire con Bellezza, Eros e Verità dal mio punto di vista pare un filo più affascinante di un tête-à-tête con un solo TopoGigio, no?
giovedì
Numerologia alla coques
E il fatto che me lo stesse dicendo subito dopo avermi urlato che i
suoi uomini non erano numeri e che i numeri in oggetto fossero i
miseri risultati delle estrapolazioni della query finale di un
programma studiato per monitorare una rete di commerciali, beh, è solo
un bit in più nei miei circuiti.
Numeri. Già. Matematica. Poesia. Numero, peso e misura. E statistica.
Un'altra volta, un altro uomo (forse non imponente quanto il primo, ma
certo altrettanto determinante nella vita di chi scrive), a proposito
dell'ultima disciplina citata, disse: "la statistica è quella scienza
che afferma che se hai la testa in forno e i piedi in freezer,
mediamente stai bene".
Ed è di statistica che parliamo, stanotte, per spiegare a chi
s'interroga, perché sia così diabolica mente difficile trovare
un'altra metà della mela compatibile con la propria.
Dunque.
Sei miliardi di esseri umani sul pianeta. Di cui due e rotti in Cina.
Quanti di questi, tolti i killer, la malavita organizzata, i pirati
freelance e i mormoni, secondo voi, non sono esseri abbietti,
meschini, falsi, egoisti fino allo schifo?
Siete ottimisti? Ok. Faccio finta di credervi.
Diciamo un trenta per cento.
Quanti non vi tradirebbero mai?
Nemmeno involontariamente?
Quanti non vi farebbero coscientemente del male e si preoccuperebbe
del vostro benessere almeno quanto del proprio. Quanti?
Arriviamo al 20. Forse.
Di questo venti, che parte - sempre giocando al pallottoliere -
secondo voi potrebbe inserirsi nel vostro mondo senza stridere troppo,
e anzi apportando sensibili miglioramenti al quadro generale?
Polyanna direbbe almeno la metà. Io dico al massimo cinque (e questo è
un giorno buono). Cinque su venti, ovvero il cinque per cento
dell'umanità disponibile.
Pensate, ora, di inserire quest'ultima stima nel contesto delle vostre
aree geografiche di pertinenza.
Abitate a Roma? Avete qualche chance di incontrare qualcuno di
speciale. Non molte, considerando che se siete donne e cercate un
principe azzurro, avete contro di voi l'esistenza di sette femmine per
ogni maschio, ma qualcuna sì.
Vivete a Parma, Piacenza, Grosseto o in qualche altra cittadina di
provincia tra i 50 e i 200 mila inhabitants?
Lasciate perdere e puntate su un buon libro.
Su 100 possibili partner lungo la vostra strada, solo 5 valgono lo
sforzo di richiudervi la porta alle spalle verso l'ignoto.
Agli altri un cattivo libro sarà spesso preferibile.
Ecco perché al migliore dei possibili incontri a tinte rosa, nove
volte su dieci, preferisco il peggiore dei romanzi pari colore.
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venerdì
Wum si confessa
Wum: anche no, potendo scegliere.
Sorella di Wum: dai vai, guarda che è bravissimo!
Wum: chi? chi è bravissimo?
Sorella di Wum: il prete nella scatola, è bravissimo, credimi!
Wum: sarà impegnato...
Sorella di Wum: ma con chi? non vedi che è vuoto? ... muoviti va'
Wum - avvicinandosi millimetro dopo millimetro al confessionale, veloce come un pidocchio su un tracciato rally - si guarda in giro, circospetta e poi entra.
Una volta inside, si accuccia e si accoccola (che nei confessionali mica c'è la poltrona del GF, ma un dieci cm scarsi di panchetta angolare) e poi alza la testa.
Sorpresa: al posto della cara e rassicurante grata da monacadimonza, c'è un bel buco rettangolare con una faccia , quella del prete, a meno di una spanna dalla sua.
Wum: buongiorno padre
Confessore: Nel nome del padre del figlio dello spirito santo
Wum: amen
...
(silenzio)
Wum: ah. tocca a me, vero? ecco. sì. l'incipit lo so. Mi perdoni padre perché ho peccato...
lei però, mi permetta, deve avere tempo, che la messa, là fuori è già a metà e qui ne avremo per un pezzo.
domenica
Come sopravvivere e prosperare in una rete maschile
giovedì
L'importanza di chiamarsi Ernesto. PRIMO TEMPO: IL LOOK
Già. Perché - PUNTO NUMERO UNO - Ernesto, casomai gli si sganciasse un bottone, al massimo passerebbe per tamarro, certo non per un'adescatore a cottimo.
Se poi Ernesto non fosse un cesso - PUNTO NUMERO DUE -ma diciamo giusto un cicinin' sopra l'ascissa della mediocrità, non dovrebbe sputar sangue per dimostrare di avere più di quattro neuroni quattro.
PUNTO NUMERO TRE: Ernesto non dovrebbe sbattersi più di tanto per decidere cosa mettersi per andare al lavoro. Quattro abiti grigi e quattro blu, magari un gessato sobrio qua e là per stagione, et voilà: il gioco è fatto.
Ernesto apre l'armadio, prende una delle quindici camice azzurre con le iniziali, uno degli abiti in fresco di lana, uno dei trenta calzini blu un paio di scarpe di buona fattura e fine della menata.
Guendalina invece no.
Guendalina (o MariaPaola, o Matilde o Luisella) deve sapere che se ha un ruolo di prestigio (o wanna-be tale) innanzitutto le toccano i tacchi.
E alti, pure, che le ballere fan segretaria, i mocassini casalinga dedita al golf e il tacco otto, con buona pace delle mie Ferragamo, il tacco otto, dicevo, quello tanto raccomandato dall'associazione per la prevenzione delle callosità e dal comitato riunito contro la sciatalgia precoce, fa amministrativa e un po' maestrina.
Il tacco 12 fa male, quello 10 pure, ma un pelo meno e ce la si fa.
Oltre i tacchi servono completi pantalone da mixare e shakerare in attesa che la giacca blu, il pantalone grigio e il tubino beige tornino dalla lavanderia (leggi che lei trovi il tempo per andare a ritirare il tutto), camice abbastanza strette per essere infilate dentro i tailleurini e abbastanza lunghe perché non le scopran le reni mentre si sbraccia sulla scrivania spiegando i suoi percome e perdavvero al suo pubblico, mettendo in evidenza un periglioso perizoma sul perimetro sud o mentre cerca di raccogliere, contorcendosi, un A4 sfuggito dalla di lei borsa senza dare (troppo, per lo meno) spettacolo.
Guendalina ha il suo bel da fare nella scelta della mize diurna: dev'essere elegante, ma sobria, sexy (che aiuta) ma non troppo (che distrugge) e il tutto deve rientrare in una parvenza di comodità per far sembrare che in quel che indossa stia davvero a suo agio. Un fantastico tubino al ginocchio, di quelli tipo Angelina in Mr & Mrs Smith, fa davvero una gran figura (potendoselo permettere) a patto che la strettitutine del suddetto non costringa a camminare a passettini modello made in China certificato.
Dicevamo, tacchi (sempre), eleganza sostenibile (anti rotture inaspettate) e un briciolo di tette (avendone) fino al limite del tollerabile.
Per sapere quando una scollatura è troppo, aiuta, ad esempio, domandarsi: ci andresti così ai colloqui di tuo figlio? (facendo finta che tu non stia puntando il profe). O a trovare la tua maestra-suora delle elementari?
Se la risposta è "sì", oppure "più o meno", o anche "beh magari con una sciarpina", allora metti la sciarpina e sei apposto. Se la risposta è no, cara Guendalin'- con le tette al vento - cambia camicia. Se non ne hai più e quella è l'ultima, cambia reggiseno (toglere il push up, mica sempre, ma alle volte aiuta).
fine primo tempo.
Guendalina si ritira e va a stirare.
(eccerto, lei stira o fa finta, Ernesto no.)
domenica
Ssh. scappo
SCAPPO dalla città
(la vita, l’amore e ... gli asini).
giovedì
Quindi?
Che ne è stato di Wum?
L'avran rapita gli alieni?
Bah.
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Inviato dal mio dispositivo mobile
















