sabato

Vulevudansé? (Wum in Paradiso)

La città è di provincia: una di quelle che i turisti non visitano, e di cui, per spiegarne l'ubicazione, tocca citarne i confini, o le metropoli vicine.
La zona è alla prima periferia della città.
La periferia è una di quelle mediamente povere, mediamente borghesi e tirate su a eternit e equo-canone.
Al locale, più balera che discoteca, e che avrebbe pure un nome evocativo e dal biblico richiamo, gli autoctoni si rivolgono usando il diminutivo "para", come si usa fare nel gergo giovanilistico: riducendo il numero delle sillabe, il giardino dell'eden - promessa ricompensa dopo la purgativa giornata nelle miniere urbane e suburbane - diventa zoppo, monco, menomato e allusivo alla certo meno idilliaca psicosi nervosa, a sua volta tutta contenuta nel suffisso para senza il supporto della dovuta e meritata noia.
Sono le undici.
A quell'ora i figli della Wii vanno a letto; i commodore64 già russano da un pezzo; gli adolescenti stanno ancora fumando nelle piazze dell'happy hour; i ragazzi sono a cena; le coppie appassionate verso i talami, quelle scazzate verso Sky. Qualcuno cerca ancora parcheggio: i suv sopra le aiole, le utilitarie lucide a lisca di pesce, le Porsche- meglio se opache- in sobria doppia fila. Gli station sulle strisce, a mezz'asta con i carrai.
La beat generation -camicia scura anti-alone e scarpa a punta - è già in pista: giaccone al guardaroba, borsetta sul divano, testa alta e pancia in dentro, un-due-tre, giro, un-due, un due tre, giro.
A bordo pista i campioni. O wanna-be tali. Nel più dimesso centro, in barba all'archetipo, i ballerini di confine: quelli da una volta ogni tanto, così per fare, senza l'astio del professionista, ma con la stessa aura di colonia da mass-market mischiata all'afrore da sala da ballo.
Sono belli, pure. Tirati a lucido come maniglie di ottone e zuccheriere silver-plate. Piccole labbra rinsecchite color malva, prugne secche su colli plissettati. Addomi tesi, tra un bottone e l'altro, come pesci palla. Vestitini paillettati. Pantaloni in lycra e culi troppo vuoti o troppo pieni. Sguardi torvi, da torero. Molto seri: impegnatissimi. Guai a toccarli, per sbaglio, passando: la loro è una coreografia, mica pizza e fichi, per Diana!
Un signore, sul quintale o poco più, sulla sua poltroncina bordo pista, dorme della quarta: braccia distese ai fianchi, testa riversa, bocca spalancata. Ogni tanto sbuffa. E la cosa, e non poco, mi consola: se non altro è vivo.
"lei bballa" sento dire da una voce con l'acca, che peraltro non c'era tra lei e bballa, degli immigrati calabresi.
"no, guardo", rispondo.
(è una ricerca, potrei spiegare, ma sarebbe troppo complicato. È tardi. Ho sonno. Ciao).

Roberta G. Amidani
+39 340 31 91 933
Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

giovedì

WoMen Users Manual: Tipi di femmine: Luna Tantum

WoMen Users Manual: Tipi di femmine: Luna Tantum: Lei è Luna, Luna Tantum, quella che te la dà e poi sparisce. In un modo o nell’altro la conosci, per un motivo o per un altro ci esci e - ...

lunedì

FEDELI ANGELI DEL FOCOLARE O TRADITORI SERIALI? (IL DECALOGO DEL TRADITORE SERIALE)

Come vi reputate? Come vi comportate con il partner? Ma. Soprattutto: come agite se tradite?

I traditori per default sono abituati da anni di esperienza sul campo (sul campo, sulla scrivania, dentro a camere d’albergo o sale riunioni aziendali) e stanno ben attenti a non farsi sgamare.
La probabilità di essere scoperti è molto bassa, ma , se proprio dovesse accadere per una sovrapposizione spazio-temporale o per pura sfiga (che grazieSignoregrazie non ne sono immuni), hanno una ed una sola regola:
NEGARE SEMPRE.
Passionali come Mandrilli ma guardinghi come Faine, mettono in atto una serie di accorgimenti a salvaguardia della propria vita ufficiale (come dire: "trombo in giro, ma per me la famiglia è sacra") e per non correre rischi fanno dei veri e propri corsi di formazione alle proprie vittime (altro non sono, ma prima di accorgersene saranno già state scaricate) illustrando i quattro fondamentali precetti alla base di ogni relazione clandestina:


per andare avanti a leggere: guarda giù. Un po' più a destra, no, aspetta, quella è pubblicità, più su, non vedi? Maddai, sei già alla sidebar. UFFA. un po' di attenzione, per Giovepluvio. Ecco, perfetto. Proprio lì.

venerdì

Tipi di Maschio: L'INGEGNERE

É preciso, metodico, ordinato e puntuale.
Se ti dice ci vediamo alle otto, alle sette e sedici ti chiama per dirti che é partito, alle sette e trenta che il traffico é scorrevole e alle sette e trentacinque che in Piazza X giornate ci sono i lavori. Alle sette e quarantatre, in perfetto anticipo da categoria protetta, é sotto casa tua. Alle sette e quarantaquattro ti manda un SMS con via e civico (che tradotto dall'ingegnerese suona come "io son sotto, scendi?") e alle sette e cinquanta suona al citofono: "non hai letto il messaggio?".

(clicca "e non finisce qui, ba-ba-ba ba-ba-baa" e prosegui nella lettura)

martedì

WoMen Users Manual: AMORE, STALKING, CHIMICA E BUCHI NERI ROTANTI

WoMen Users Manual: AMORE, STALKING, CHIMICA E BUCHI NERI ROTANTI: DOMANDA: IN AMOR VINCE CHI FUGGE? No. Affatto. E allora chi? Chi vince, in quella benedittisima bio-trappola che ci vede tutti, ma proprio...

venerdì

BORRIELLO E LA SENICAR: FISICA, PASSIONE, ENDORFINE IMPAZZITE E ARRIVEDERCI E GRAZIE.


Quello spettacolo della natura serba di nome Nina e di cognome dioesisteSenicar  e il bel Marco Borriello,  insieme, a detta di lei in un'intervista su Vanity Fair, facevano letteralmente faville. Anzi, non solo faville, direi addirittura un falò degno dell'intervento della protezione civile. La fanta Nina, plasmata direttamente dagli dei per allietare la vista dei comuni mortali, una volta finita la love-si-fa-per-dire-story, rivela come non riuscisse a fare a meno degli sconvolgimenti ormonali gentilmente procurati dall'aitantissimo bomber della Roma, al punto da sentirsi quasi costretta, dopo ogni tentativo di rottura, a tornare con la coda (e che coda) tra le gambe, sui propri passi verso il di lui fulgido sorriso (certo-certo: "sorriso").
"È stata una storia terribilmente passionale, una specie di droga dalla quale non riuscivo a staccarmi."

mercoledì

"IL FIANCHEGGIATORE è MORTO" (de Il Fiancheggiatore)

IL FIANCHEGGIATORE E' MORTO!

                                                        

E' morto Il Fiancheggiatore. Cioè, aspetta un attimo… Non proprio morto, ma da quelle parti, tra Via della Memoria e Viale dei Cipressi, dai... Ci siamo capiti? Si, insomma praticamente morto. O meglio se non lo è Il Fiancheggiatore, lo è il suo portatore, e cioè lo scrivente.
Colpito al cuore.

lunedì

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO DI UNA FORMICA ISTERICA (mattantofelice)

No. Wum non è morta.
Sì, lo so che non scrive più e che eravate abituati a leggerla una barra due volte per week e che -di colpo- non funziona più nemmeno il coso delle notifiche, si è spampanata la mailing list e si son svaporati i feed. MA - GIURO- LEI VIVE.
Solo che ha un blackberry nuovo, di quelli touch e non riesce più a far pubblica da lì, dal suo strumento preferito - nonché pressoché unico - di pubblichescion.
Vive. Sì, giuro-giuro. E mica male, pure. Nonostante i rovi e le ortiche intorno al castello, nonostante le streghe (cattive) e gli orchi (antipatici), a prescindere dai draghi (mangia-wum) e dai terminator travestiti da principi azzurri (o viceversa), lei se la passa alla grande.
Sì lavora come una formica isterica, ma le piace tanto (e le formiche isteriche, viste da vicino, hanno una vita sociale da paura, solo che nessuno lo sa).

venerdì

MITI CHE CROLLANO E VELINE IN LUTTO


Era facile, ieri, quando il calcio aveva delle regole, quando – ascoltando un’intervista- anche alla meno vivace delle penne, arrivavano pacchi e ciuffi di spunti su cui ricamare, spettegolare e colpire. Lo stereotipo ci era familiare, lo conoscevamo, di lui ci potevamo fidare e sapevamo che non ci avrebbe tradito.  Era facile, allora, sparare a zero sull’inadeguatezza lessicale di uno dei player sul e vicino al campo, sui congiuntivi al salto, sui condizionali a orecchio e sui sinonimi ad minchiam. "Se quel palo sarebbe andato in goal.." (Rizzitelli, attaccante)
"Io credo che gli Europei sono una cosa mondiale" - Stefano Tacconi. La sintassi creativa e le coniugazioni visionarie erano di casa. Ieri. Sì.


lunedì

Short Message Service. Part Two.

No. Evidentemente no che non bastava il part-one (c'era la spinale, maybe). Oppure questa è la prova che Mr G tarocca anche le statistiche di chi le guarda tanto per fare e ciao. Voi non leggete. E se leggete, non leggete con attenzione. E se leggete con attenzione, porcapaletta, poi vi dimenticate e tocca ricominciare, o mangiare più fosforo, per esempio (il pesce dicono aiuti, giuro).
Dunque, facciamo un riassunto, così che ci sia un bigino da stampare e infilare nel portafoglio:

  1. scrivete POCO
  2. disattivate il T9 e attivate il controllo ortografico
  3. usate la punteggiatura. 
  4. non fate piovere puntini come ci fosse il diluvio
  5. lasciate perdere il meteo
  6. usate la fantasia
  7. mollate le citazioni
  8. fate la brutta in word e se supera i 140 caratteri, ricominciate
  9. se avete un Iphone, scaricate what'sup, 



Ma tu lo sai che abbiamo un sacco di cose in comune?**

-Oh! Ma davvero? Noooo, non ci credo, anche tu sei allergico al nickel? Ma lo sai che anche io? Fin da piccola. E quella cosa dei Pin Floi, è incredibile. Pensa che io li ho tutti! E poi, guarda, quella cosa che dici sempre, quella delle parole che fai finire in "errimo", ma sai che pensavo di essere l'unica io, a farla quella roba lì?
- Eh eh! La faccio da aaaanni, già. Comunque, praticamente siamo due gocce d'acqua, ci siamo trovati, eh? alla fine... Ascolta, andiamo in un posticino carino, in centro. Oh, non aspettarti un cinque stelle misclèn, eh, non è Vissani ma non credo che hai bisogno di essere stupita, o sbaglio? Però è figo, e ci va un sacco di gente giusta.
- nooo, macché, scherzi? A me piacciono le trattorie, anzi guarda nei posti da fighetto col becchino che ti versa l'acqua da dietro e non puoi nemmeno parlare, io, guarda, praticamente mi passa anche la fame!
- No, ma va', secondo te ti porto in trattoria? Con chi credi di uscire? Con un pezzente? Qui fanno il sushi, il più glamur della city, ciccia, e guarda che se poi magari non ti piace c'è anche cotto, eh. ..Ma non sarai una di quelle da insalatina e via, eh? no, perché, sai come si dice, che se una a tavola non cosa con piacere, non è che poi ti diverti tanto, eh eh!


Cosa indossare ad un funerale.



Ci sarà un giorno in cui non potrai alzare il sopracciglio- op - faccia da stronza e via. 

Non potrai sciorinare sentenze, scagliare frecce ghiacciate o singole risposte multiple dall'aspetto innocuo ma feroci come pitbull e taglienti come carta.

Non potrai nemmeno andartene. O cambiare numero. Non potrai neppure far finta di niente. 
Verrà un momento, anche per te, in cui non potrai passarci sopra, o fare "finestrino" per non sentire quello che non ti va di sentire.

mercoledì

Ammutinamento ormonale, era glaciale e badanti con le meches.

Sono così casta e così da tanto che potrei propormi come gregaria dell'OpusDei.
L'unico problema, a parte la rimozione di tutte le Visa e il look
atroce, è che non ho mai gradito le flagellazioni, specie se
auto-inflitte. Già ho problemi col silk-epil (per non parlare della
ceretta all'inguine), figuriamoci con i cilici. Certo un cilicio non
può esser peggio di una ceretta all'inguine dopo uno o due mesi di
Gilette pour femme, immagino. Ma diciamo che preferisco, nell'armadio
delle esperienze sensoriali, lasciar spazio ad altri articoli,
ancorché magari piegati alla cazzo.
E -sempre in tema di fanta-cattolici, un altro ostacolo è che non
riuscirei a focalizzarmi davvero solo sulle orme di Joshua, visto che
le religioni mi piacciono un po' tutte.
"Già. Un po' come gli uomini" - direbbero le malelingue.
(Mpf)


lunedì

"Questa sera, guida tu" (La vera storia del grande amore fra Tom e Gaymin)

- buonasera a tutti. Questa sera abbiamo un nuovo amico qui tra noi.
Vieni avanti Tom, e siediti qui vicino. Io sono Gaymin, e sono il
fondatore del gruppo. Su Tom, coraggio, facci sentire la tua voce.
- Ciaao. Io sono Tom.
- Ciaaaoo Tooom.
- Ciao. Sono un po' a disagio. Sapete, è la prima volta per me...
- tranquillo Tom, ti ascoltiamo. Vuoi raccontarci la tua storia?
- Allora. Sì. Mi chiamo Tom, e sono -beh lo vedete no? - un navigatore.


domenica

Wum, Ivan, Sascha e Misha e il lancio dei coltelli al caviale del Volga.

Long long time ago, in a far far away land (so marbelous to be known as "Oh Land"), WUM lanciava... maledizioni.
Ops, sorry, quella era un'altra storia, una fatta di stregoneria, elfi e di portali a forma di rombo (geometria, non zoologia) e di armi e cavalieri reincarnati e interi vasi colmi di pandori che forse un giorno, se ne avrò voglia, vi racconterò.

Anyway, dov'eravamo? Ah, sì, WUM lanciava coltelli.
(MATISSE, il lanciatore di coltelli)

Ma per capire perché, tocca fare un salto indietro (occhio al gradino) e tornare a scuola.
Alla Libera Istituzione Mistica dell'Oracolo Non Ecumenico e Newage (la famosissima LIMONEN, nel cuore pulsante dell' Oh!Land e fulcro delle più brillanti menti d'Europa) da lei frequentata, c'erano questi due fratelli,  Alexander e Ivan, il primo detto Sascha e il secondo Ivan, o al massimo Ivanotchki, e grazie alle sfighe economiche dell'America del Sud, e ad una presentation in comune sul Mercosur, alla quale lei prese 10 decimi e loro -vai a capire perché - sette, Wum e il duo russo divennero amici.
Ivan il terribile, aveva una cotta per Wum; Sascha, più posato e riflessivo, invece ne era proprio innamorato. 

sabato

WUM, EROS e il gran casino del fidanzamento immaginario tra un acronimo e un archetipo.

Siccome da piccola non ce l'aveva, un amico immaginario, e sapete tutti (soprattutto quelli di voi con l'abbonamento Premium) quanto potesse esserle mancato, ad un certo punto WUM, acronimo impertinente
di un blog definito irriverente, decise di farsene uno.
Visto che era cresciutella, poi, a due passi dal crocevia della maturità, piuttosto che per un amico, optò per un fidanzato.
E il fidanzato, ancorché immaginario, arrivò così, tra il lusco e il brusco, come raccontan le storie più elementari nonché migliori.
Ora.
Trattandosi di un F.I., uno, leggendo, s'immaginerebbe il protagonista come un'icona di fulgido splendore con tutto un repertorio di optional da lasciar senza fiato, ovvero: un gran fico da paura.
Tipo l'incrocio tra il genio di Blake, lo charme di Delon, la perversione erotica della Nin, gli addominali di Crowe (a 35 anni), il furore della Merini e il pisello del Primo Azzurro.

venerdì

Lady Oscar e la Beata Fava


Grande festa alla corte di Francia. C'è nel regno una bimba in più
Biondi i capelli, rosa di guancia
Oscar ti chiamerai tu.

Il buon padre voleva un maschietto
Ma, ahime, sei nata tu
Nella culla t'han messo un fioretto
Oscar ti chiamerai tu.

Già. Tralasciando letteralmente i biondi capelli, e magari pure il fioretto (arrivato ben più avanti nella storia, e sotto forma di Bastarda a una mano e mezza), questo, in sostanza, è il prequel della vita di Wum: femmina oltre (nonché contro) ogni aspettativa.

Tutti, compresi i vicini e le Orsoline che avevan già allevato- dello stesso pollaio - una
nidiate di Wumme femmine, si aspettavano un bel maschione, nei cui neri occhi perdersi e sulle cui forti finanze contare. E invece dall'unione fra la ReginaMadre, di Austriaca e nobilissima casata e il GranFicone nostrano, massiccio come una quercia, bello come un dio e spirituale quanto un comodino,  arrivò una Lei.
Già, una Lei: con due X, una vicina all'altra, alte e forti come i Watussi del Kilimangiaro, sinuose come Quetzel Coatl e bifide come una coppia di Opossum.

mercoledì

Gli innamoramenti improvvisi, la matematica, il Teorema dell'Imprescindibilità e le Nano-astronavi che non esistono. Forse.

Avevo 22 o 23 anni.
Quindi parliamo di prima delle prime guerre puniche. Di quando Ciro
non aveva ancora generato quello sciagurato di Dario, Jezabel ancora
non piangeva alla finestra e Astarte aveva ancora il suo bel perché.
Avevo 22 anni, dicevo e facevo economia, in senso letterale e pure
letterario: avendo sempre sfruttato i miei talenti (una memoria di
ferro e qualche botta di derriere qua e là), applicavo scrupolosa il
principio dell'efficienza economica.
In altre parole memorizzavo molto, inventavo di più e, ovvio, studiavo
poco e sempre e solo sotto esame.


Scenari da spiaggia. Atto primo.

ggia.
Atto primo: la sorridente minoranza.

Ha gambe da gazzella, ai piedi un paio di sandalacci sformati e porta addosso -kilo più kilo meno, un pallett di vestiti, bracciali, borse di paglia e ammenicoli vari.
La pelle è tesa, lucida e nera come l'ebano. Sulla testa ha una cesta e nella cesta un enorme fagotto traboccante parei.
Avanza, nella sabbia. E sorride, porgendo il lucido avambraccio da cui pende un filo e dal filo bracciali: osso, pelle, plastica, stoffa, perline.
Lei sorride. E avanza. Ha braccia possenti come tronchi e occhi bianchissimi. Riceve occhiatacce e risposte seccate eppure sorride, passando da un ombrellone all'altro. Sorride al ciccione che la manda affanculo, alla prugna rinsecchita che la manda via in malo modo, dicendo alla vicina (la patata floscia): "ma non si può anche qui varda che robaa". Sorride alla tredicenne bisenfia che prova tutti, ma proprio tutti, i micro-abitini e poi sbuffa che fan tutti schifo.
Sorride, zen, e offre la sua mercanzia. Imperterrita. Ciabatta davanti a ciabatta.

domenica

SfigoCop, Ficarra e Picone e le avventure di Wum che va al lavoro di notte e non ci crede nessuno



Venerdì ore 03:00: piru- piruuuuup- pipu. Pausa. Piru- piruuupp-pipuuuu.
L'Antelope del Blackberry mi sveglia.
L'occhio semi aperto sul display verifica che non mi stia prendendo in giro.
No: è vero, sono proprio le tre, io devo proprio alzarmi e devo proprio partire.

mercoledì

IL PRIMO IMBUTO NON SI SCORDA MAI

Aggiungi didascalia



Il primo amore non si scorda mai. 
Già. Lo sentiamo da una vita, no? 
Ce lo insegnano già alle elementari, di pari passo alla tabellina del cinque e a scienza-coscienza e usciere. E dopo averlo sentito in tutte le salse e in tutte le lingue (e averlo addirittura sentito cantare niente-po-po-di-meno-che da Gigi D'Alessio), il ritornello l'abbiamo imparato per bene. Quindi si sa, tocca lasciarlo lì, nella credenza kriogenizzata dei nostri migliori e più photoshoppati ricordi. 

Ma per quanto resti lì a fermentare, insieme all'immagine di noi in un paio di diesel taglia 26 a vita bassa - o di levis a zampa, poco importa -il print-screen del primo innamoramento di rado è davvero pericoloso. Per lo meno non lo è quanto il primo Imbuto.

Già: IMBUTO. E no, non è colpa del secondo mojito della serata, o dell'annebbiamento neuronico pre-ferie: avete letto benissimo. Io ho scritto IMBUTO e voi avete letto IMBUTO. Non fa una grinza, vero?

Il primo Imbuto, in effetti, è - a prescindere dal sesso - quel personaggio che di primo acchito vi si presenta in discesa, con un entrata invitante e tutto un corollario di ampie vedute e pressoché infinite possibilità. Come dire: visto così, su due piedi e con la prospettiva giusta, pare proprio l'elemento di cui eravate alla ricerca da un sacco di  aaaaanni. Vi piace alla vista, vi piace al tatto, all'udito e al solo sentire il suo nome o immaginare il suo volto vi si scatena l'ormone, quello marrano. 

martedì

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Vicenda numero uno.
Ilpiero e Lapiera si vogliono bene. E lei,  Lapiera lo sa, lo vede, lo sente. Lui la chiama, tutti i giorni, e a volte più volte al giorno. Tra loro c'è stato un tempo in cui pareva ci fosse una storia. Una vera storia, di quelle con tutti i crismi e le etichettine al posto giusto. Poi si è smollata, come l'elastico dei costumi di Intimissimi, ,magari lavati in lavatrice e non a mano. E lui ha iniziato a chiamarla un po' meno. Poi pochino. Poi nulla. Fino al silenzio totale. 
Ma non è finita. No, macché. Perché dopo un tempo ics, per via di alcune più o meno casuali coincidenze, Ilpiero e Lapiera hanno ricominciato prima a sentirsi e poi a vedersi. C'è stato del sesso, pure. Sì, certo niente fuochi e fiamme, ma un discreto tepore all'altezza del plesso solare sì, comunque.
C'è addirittura stato un momento in cui Lapiera pensava che potesse ripartire. E stava lì ad aspettare che ripartisse, in effetti. Ma non è mai ripartita. Nemmeno un po'.

Vicenda numero due.
Il signor Lupus Infabula e la signora Lupa Delupis, caduta  l'una nelle zampe dell'altro subito dopo essere usciti dal rispettivo branco, si sono frequentati per un po', diciamo un annetto, autogrill più autogrill meno. Dopo aver affrontato un discreto numero di difficoltà oggettive (boschi diversi, cuccioli al seguito, lotte per  predominanza, alfitudine, sopravvivenza, fatturati in calo, recalcitanti retailer e commerciali da strapazzi, eccetera eccetera eccetera), i due mammiferi placentati si son guardati negli occhi, hanno abbassato le orecchie e infilando la rispettiva coda tra le zampe(quella di lui moooolto più lunga e groooossa di quella di lei), hanno preso due sentieri diversi.
Passata un po' d'acqua sotto i ponti, com'è come non è, all'uno tornava in mente l'altra e all'altra non smetteva di tornare in testa l'uno. Rivedendosi, ogni volta con una -quasi sempre patetica - scusa diversa, a distanza di mesi, l'effetto vacanza - tipico delle prime settimane di quasi tutte le love stories - non solo non scemava, ma pareva addirittura aumentare. Eppure. Eppure niente, ad ogni rendezvous si raccontavano delle rispettive cacce e inseguimenti, si strofinavano un po', e poi, dopo essersi coccolati a sufficienza per risedimentare il piacevole ricordo, si salutavano prima di svanire nel rispettivo nulla per altri enne mesi.
Il signor Lupus, pur sentendo che quel che provava per la signora Delupis non era paragonabile a nessuna precedente esperienza(bum), era fin troppo conscio dei limiti che lo separavano da lei. La signora Delupis, allo stesso modo, pur con un barattolino in più di quell'incoscienza così tipica delle femmine della sua specie, si rintanava nel folto delle proprie seghe mentali (a forma di cespuglio, e ovviamente badabum) e si impediva di pensare a lui più del dovuto.

Quindi? cosa accomuna la storia numero uno con la numero due?
Una e una sola cosa: ovvero che i quattro protagonisti non si piacevano abbastanza. O almeno, a due su quattro, pari al cinquanta per cento tondo tondo, no.
Tutto qui. Niente filosofia, morale o escamotage last minute.
Solo la nuda e cruda verità.
Come quella di Eddy lo spettacolare Murphy in Raugh Show.






Ecco.

giovedì

Tipi di femmine: La Runner



Eccola qui, sempre di corsa, sempre di fretta e sempre in perenne movimento. 
Lei è Lara. Lara Nner. 
Anzi no, con una come Lara non puoi nemmeno dire "eccola qui". Perché nel tempo che ti ci metti a dire "qui" lei qui non c'è già più: s'è svampata signò, diretta verso altre mete, altri lidi, altri qui quo e qua. Ma soprattutto là.

Non sta mai ferma, ed è così dinamica che se avesse la sindrome della campeggiatrice (ci torneremo, ci torneremo!) per lo meno avrebbe con sé una tenda e -  magari solo once in a while - ogni tanto la appoggerebbe.
Invece no, invece niente: Lara viaggia così leggera che al posto di una valigia potrebbe usare un beauty. Piccolo, pure.

Lara si muove. Molto. 
Si muove lei e le cose che la circondano e le persone pure. Sceglie elementi che possano essere riconfigurati, spostati, aggiornati e rinnovati. Sposta i mobili. In continuazione. La sua vera casa da sogno, oltre ad un parco da almeno un paio di ettari, magari con piscina naturale inside, è in un capannone. Di quelli resinati e molto, molto open. Con un soppalco fatto a trabattello: con le ruote e il telecomando per mandare di qua e di là, a comando, la zona notte.

Detestando i limiti, Lara si ritrova addirittura a cambiar gusti: se fino a ieri le faceva schifo, oggi la zucca le piace, un sacco, e domani - forse- mangerà fegato. Da piccola odiava la matematica. Oggi impazzisce per le equazioni e i limiti.

Si potrebbe dire che sia un'eclettica. 
In realtà ha solo sete. Una sete atavica, forse, di quelle che non si placano mai, o fan solo finta, ma solo sete. 

La vedi un martedì, in un autogrill in piedi mentre beve un caffè mandando una mail, in tubino, occhiale nero e capelli raccolti. La incontri ad un galà, in lungo nero e perle bianche e fai "però". Poi non la riconosci di sabato mattina, in caftano marocchino, sandali arabi e orecchini da indiana. E ti dici "mannò che non è lei", incrociandola di domenica infilata in un paio di stivali da texana, camicia a quadrettoni e cappello da cowboy. O vedendola vestita da clochard, macchiata di pittura fino ai capelli - faccia compresa - strato su strato su strato e dentro un paio di moon boot, magari ad aprile, mentre si dirige in ferramenta a comprare un altro rullo per finire una ringhiera, o un brico-quadro iper materico.
Se durante la settimana la sua mise è più simile ad una divisa (dello stesso pantalone, o tailleur, gonna, camicia e maglioncino, ha almeno 3 se non 4 colori), nel fine settimana si sbizzarrisce passando da figlia dei fiori a candy candy, a lolita, a signora bon ton, fino a guerrigliero curdo in missione segreta.

Si taglia i capelli da sola. Un po' perché non ha tempo, un po' perché dal parrucchiere si annoia e un po' perché se qualcuno deve fare di lei un mocio vileda preferisce per lo meno non pagarlo un rene.

Odia la pigrizia. Detesta i tiratardi. Dorme poco (perché torna tardi, fa ginnastica per adempiere al minimo sindacale di manutenzione ordinaria e poi legge. Tanto. E di tutto). Si sveglia presto e in dieci minuti dieci è fuori casa: doccia fatta, trucco e parrucco (a dirla tutta difficilmente si pettina e il massimo del trucco diurno coinvolge un ombretto che usa come fosse una matita per gli occhi, tipo kajal), gatto mangiato, borsa cambiata. Già, borsa cambiata, perché Lara ha un sacco di borse e difficilmente usa la stessa per più di due barra tre giorni.

Cambia borse. 
Cambia scarpe. 
Cambia cappelli, case, biancheria, atteggiamento, gusti, mobili e macchine. 
Cambia le cose, tutte le cose, e se proprio-proprio non le può o non le vuole cambiare, le sposta, perché non le va di restare ferma, lei, il suo panorama e lo scenario in cui si muove.
Non le piace.
La spaventa.
La terrorizza.
E ne è cosciente.
L'unica volta in cui s'è fermata, tirando di colpo il freno a mano, convinta-convinta, per godersi il panorama e tirare il fiato, ha finito per cappottarsi e uscire di strada. 
Così forte che ne porta ancora le cicatrici.
Son brutte, quelle cicatrici lì, e alle volte la fanno stare sveglia a guardare il soffitto per ore. Alle volte, mentre guida su e giù per l'Italia, le bagnan la faccia e le sbavano il trucco. Le stringon lo stomaco e le intasano la gola, quelle cicatrici lì, quelle della sua prima e ultima frenata.
Le piacerebbe, forse, anzi sì e magari tanto, avere il coraggio di scalare (sollevando appena il peso dall'accelleratore) e metter la freccia verso una piazzola. Ma la paura, oggi, è ancora troppa. 
Molto meglio continuare a fare quello che le viene meglio.

Anche perché lei è Lara. Lara Nner, novella Forrest Gump su bislunga tedesca e tacco 12, e non si fida più (delle piazzole). Nemmeno di quelle con la faccia da brava piazzola, con gli occhi che ridono e le braccia forti.

Lei è Lara Nner. E come tale CORRE. Quasi sempre via.


lunedì

S'I FOSSE FOCO ARDEREI LO MONDO





Se il Cecchino figlio di Angioliero (detto Solafica e già qua uno dovrebbe fare una riflessione) fosse stato foco, il mondo l'avrebbe arso.
Se Wum fosse stato maschio, ahinoi, sarebbe stato triste.
punto.


E.
Visto che Wum ha sempre la qwerty pronta a sparar sul sesso forte, per una volta una (ma non prendeteci il vizio), per una volta una - dicevo - nel mirino ci infiliamo le pulzelle.


Ha ah. 
Proprio loro, quelle con la gonna e quelle senza. 
Quelle basse (che nella botte piccola un par di palle) e quelle alte (mezza bellezza ibidem come sopra).
Quelle che ci mettono sei ore a decidere cosa mettersi. E altre tre per metterselo. 
Quelle che vanno in vacanza con la piastra. Quelle che a cinquant'anni non si pettinano che son selvagge dentro (e spettinate fuori). 


Quelle che "io il tanga non lo sopporto" e "le giarrettiere son per le maitresse" e poi fan scambio coppia con la stessa scioltezza con cui dicono al salumiere "lasci lasci".


Quelle che abituano male i maschi. Che a furia di riceverla al pronti via ne han fatto un diritto. Consolidato per giunta.
Quelle che tiran su molluschi fatti a forma d'uomo. Quelle che OMMIODDIO GIANGUIDINO S'è SBUCCIATO UN DITINO ANDIAMO AL PRONTOSOCCORSINO.


Quelle che controllano il telefono del consorte barra compagno temendo di trovarci quel che lui potrebbe trovar nel proprio.


Quelle che  il Piergiovanni non lo mollano (SAI I BAMBINI SOFFRIREBBERO TROPPO) e son tanto indaffarate a far finta di essere indaffarate tra il Forte e Curma che se indaffarate dovessero esserlo per davvero si sfascerebbe il lifting.


Quelle che tiran tardi nei locali, a risucchiar mojiti e cuba libre e che se poi perdon la patente MA TI RENDI CONTO 'STI STRONZI?
Quelle che puntano i carabinieri, i finanzini e i poliziotti e fan tre giri della rotonda per essere fermate.


Quelle che fanno le commesse in attesa di servire il pollo giusto. 
Quelle che un pollo non sanno nemmeno come sia fatto.
Quello che TRA ME E ASDRUBALE NON FUNZIONA MA SE SE NE VA POI LO SO CHE MI MANCA.


Quelle che DI CHE ASCENDENTE SEI? E poi dicono NOOOO NON CI CREDO MICA SAI AI SEGNI.
Quelle che trifolano di tutto dalla mattina alla sera e son sempre a dieta (ma solo a vista) e MA GUARDA TI GIURO CHE IO MANGIO POCHISSIMO. E anche quelle che mangiano. Ma pure loro solo a vista. E poi magari vomitano (mica lo pagano loro, il conto, no?).


Quelle che non si sono mai innamorate.
Quelle che lo sono a tratti, come il singhiozzo. Ma mai dello stesso.
Quelle che aspettano l'uomo giusto con cui costruire qualcosa (si chiama MURATORE, tesoruccio. E va via di malta e cazzuola che è un piacere).


Quelle che l'uomo giusto l'hanno incontrato e come lui niente e nessuno.
Quelle che hanno la verità in tasca (vicino alla Visa) e per quanto tu possa essere diverso, unico, speciale e molto-molto lontano da tutti quelli che l'hanno avvicinata prima, NIET. GIRA AL LARGO O SPARO.


Quelle che ci cascan sempre.
Quelle recidive.
Quelle isteriche.
Quelle COSA VUOL DIRE CHE ESCI CON I TUOI AMICI? E IO STASERA COSA FACCIO?
(uncinetto?)


InZomma.


S'i fossi omo, né delle giovani né delle leggiadre
mi curerei e anzi forse le accopperei,
ma i giovinotti tutti inseguirei
e nel confronto -il buon dio lo sa - non ci rimetterei.















domenica

Three is better than one.

ATTENZIONE: questo post è seriamente sconsigliato agli animi romantici, a quelli particolarmente sensibili e a coloro che credono nell'amore eterno quale trasmutazione della biochimica in poesia.
Guido Reni, Ippomene e Atalanta


TESI: 3 corteggiatori son meglio di uno.
OOOooh!

PREMESSA. a nessuno - ripeto- nessuno dei tre, andrà concesso altro oltre del tempo. (in altre parole, vietato darla).

EVIDENZA: se siete in grado di non darla a nessuno dei tre, uscire con più di un rapace per volta vi consentirà di valutarne le caratteristiche in modo - come dire - più svizzero.

"ho poco tempo. già è un casino uscire con uno, figurarsi con tre."
sbagliato.
Se è questo che pensate, è perché innanzitutto siete abituate a ribaltare la vostra agenda in virtù di quella del maschio del momento e poi perché è probabile che siate in linea con un corteggiamento a dir poco serrato (se ci siete uscite mercoledì e vi aspettate di rivederlo già nel fine settimana, non raccontatemi che non è vero e che di solito ci andate con calma). Take it slowly, baby. Il tempo è un gran maestro e vi darà modo, settimana dopo settimana, di valutare chi avete davanti prima di aver sprecato endorfine con qualcuno che magari  non se le meriterebbe nemmeno fosse l'ultimo bipede maschio del pianeta.

"dare la mia attenzione a tre uomini contemporaneamente equivale a non darla a nessuno"
NIET.
Voi non state dando proprio niente. Se non del tempo per conoscere chi vi ha invitato fuori.

"uscire con più di un uomo equivale a tradire tutti quanti"
Certo, se ci andaste a letto, ovvio che sì. Ma visto che la premessa della regola è che nella valutazione sian vietati gli scambi di fluidi, potete incartare di nuovo la vostra coscienza e rimetterla a far la muffa sullo scaffale dell'inconscio.

"secondo me, tu esci con tre perché in realtà non c'è nessuno che ti piaccia davvero."
Può pure esse. Ma anche fosse, il fatto che una segua una linea guida per un motivo o per un altro, non inficia il risultato finale, no? E comunque, no. Qualcuno che mi piace, che mi è piaciuto davvero c'è. O c'è stato. Solo che non sempre chi ha pane ha pure i denti e viceversa, darlingssss.


"sei una cinica Wum. arrogante, prepotente e sola."
Sììììì, parecchio. Anche se - al quadretto - aggiungerei confusa e tanto-tanto superficiale.

Al primo (cinica) rispondo: BAU, in qualità di randagia in tripla classe A.
Al secondo dico: mi piacerebbe, sì, sovvertire l'ordine naturale del dare e dell'avere, e far quadrare i bilanci in modo un pelo più scientifico di quanto sia lecito.
Al terzo sospiro e chiedo: in cosa, darling, potrei più degli altri?
Al quarto sorrido, piego il capo verso destra e dico: sì, tanto e direi a questo punto, più per vocazione che per necessità.

Del resto, oserei aggiungere, non fossi così, saresti qui a leggermi, tu, ora?

P.S. e poi, I beg your pardon, uscire con Bellezza, Eros e Verità dal mio punto di vista pare un filo più affascinante di un tête-à-tête con un solo TopoGigio, no?

giovedì

Numerologia alla coques

Una volta un grand uomo mi disse: "i numeri non sono tutto".
E il fatto che me lo stesse dicendo subito dopo avermi urlato che i
suoi uomini non erano numeri e che i numeri in oggetto fossero i
miseri risultati delle estrapolazioni della query finale di un
programma studiato per monitorare una rete di commerciali, beh, è solo
un bit in più nei miei circuiti.

Numeri. Già. Matematica. Poesia. Numero, peso e misura. E statistica.

Un'altra volta, un altro uomo (forse non imponente quanto il primo, ma
certo altrettanto determinante nella vita di chi scrive), a proposito
dell'ultima disciplina citata, disse: "la statistica è quella scienza
che afferma che se hai la testa in forno e i piedi in freezer,
mediamente stai bene".
Ed è di statistica che parliamo, stanotte, per spiegare a chi
s'interroga, perché sia così diabolica mente difficile trovare
un'altra metà della mela compatibile con la propria.
Dunque.
Sei miliardi di esseri umani sul pianeta. Di cui due e rotti in Cina.

Quanti di questi, tolti i killer, la malavita organizzata, i pirati
freelance e i mormoni, secondo voi, non sono esseri abbietti,
meschini, falsi, egoisti fino allo schifo?

Siete ottimisti? Ok. Faccio finta di credervi.
Diciamo un trenta per cento.

Quanti non vi tradirebbero mai?
Nemmeno involontariamente?
Quanti non vi farebbero coscientemente del male e si preoccuperebbe
del vostro benessere almeno quanto del proprio. Quanti?

Arriviamo al 20. Forse.
Di questo venti, che parte - sempre giocando al pallottoliere -
secondo voi potrebbe inserirsi nel vostro mondo senza stridere troppo,
e anzi apportando sensibili miglioramenti al quadro generale?

Polyanna direbbe almeno la metà. Io dico al massimo cinque (e questo è
un giorno buono). Cinque su venti, ovvero il cinque per cento
dell'umanità disponibile.

Pensate, ora, di inserire quest'ultima stima nel contesto delle vostre
aree geografiche di pertinenza.

Abitate a Roma? Avete qualche chance di incontrare qualcuno di
speciale. Non molte, considerando che se siete donne e cercate un
principe azzurro, avete contro di voi l'esistenza di sette femmine per
ogni maschio, ma qualcuna sì.

Vivete a Parma, Piacenza, Grosseto o in qualche altra cittadina di
provincia tra i 50 e i 200 mila inhabitants?
Lasciate perdere e puntate su un buon libro.
Su 100 possibili partner lungo la vostra strada, solo 5 valgono lo
sforzo di richiudervi la porta alle spalle verso l'ignoto.
Agli altri un cattivo libro sarà spesso preferibile.
Ecco perché al migliore dei possibili incontri a tinte rosa, nove
volte su dieci, preferisco il peggiore dei romanzi pari colore.

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venerdì

Wum si confessa

sorella di Wum: beh, che fai, non ti confessi?
Wum: anche no, potendo scegliere.
Sorella di Wum: dai vai, guarda che è bravissimo!
Wum: chi? chi  è bravissimo?
Sorella di Wum: il prete nella scatola, è bravissimo, credimi!
Wum: sarà impegnato...
Sorella di Wum: ma con chi? non vedi che è vuoto? ... muoviti va'
Wum - avvicinandosi millimetro dopo millimetro al confessionale, veloce come un pidocchio su un tracciato rally - si guarda in giro, circospetta e poi entra.
Una volta inside, si accuccia e si accoccola (che nei confessionali mica c'è la poltrona del GF, ma un dieci cm scarsi di panchetta angolare) e poi alza la testa.

Sorpresa: al posto della cara e rassicurante grata da monacadimonza, c'è un bel buco rettangolare con una faccia , quella del prete, a meno di una spanna dalla sua.

Wum: buongiorno padre
Confessore: Nel nome del padre del figlio dello spirito santo
Wum: amen
...
(silenzio)
Wum: ah. tocca a me, vero? ecco. sì. l'incipit lo so. Mi perdoni padre perché ho peccato...
lei però, mi permetta, deve avere tempo, che la messa, là fuori è già a metà e qui ne avremo per un pezzo.

domenica

Come sopravvivere e prosperare in una rete maschile

Sezione: MASCHI CONTRO FEMMINE
Sottotitolo: quote rosa una beata fava.


Allora, diciamo che una si ritrovi ad un certo punto della linea della propria vita tra A e B, dove A uguale nascita e B uguale non farmici pensare, grazie, a lavorare in un ambiente fortemente maschile.

E quando dico fortemente intendo dire davvero-davvero fortemente, ma così tanto che fatto 100 il monte umano, la ginger-quota si collochi AL MASSIMO tra l'ascissa 2 e la coordinata 3.
Partiamo dai pro.
MMH. Accidenti, devono essere tutti alla macchinetta del caffè.
Anche se è notte, e farebbero meglio a piantarla con tutti quei caffè, che poi finisce che Wum passa per pessimista.
Ecco.
comunque niente, non ne vedo uno, ora come ora, di Pro, all'orizzonte.
(Devo avere due dei cinque neuroni rimasti in pausa. Il terzo è in mutua, il quarto in maternità e il quinto si è imboscato, as usual.)

Allora vabbèpazienza, torniamo ai contro.
Ecco. Il primo primissimo contro che mi salta in mente è l'impossibilità di fare comunella.
Che ne so, ti svegli una mattina con una faccia da camicia lasciata 4 giorni nella lavatrice, tutto quello che hai sotto l'ombelico e sopra i fianchi sembra in preda allo spostamento di una zolla tettonica, i capelli ti stanno uno schifo e dopo aver provato otto completi (di cui 3 blu, 3 grigio scuro e 2 grigio medio) opti per un tubino nero taglio impero svasato e confortevole.

Orbene. Avessi delle colleghe, vicino a te, nello stesso ruolo ci fossero altre cose femmine, potresti sperare in un momento di condivisione, che ne so, in una di quelle pietose bugie che iniziano per "maddai" e finiscono per "guarda che stai benissimo e no, non si vede affatto che sei stravolta". O anche solo in una mano che ti tende un moment rosa, o un ovetto orudis o una cosa così, tanto per far finta di credere all'effetto placebo di una gelatina a base di nimesulide o paracetamolo o paracetamolo e nimesulide.

Invece niente.
Sei l'unica, tu. E non è che puoi andare dal tuo capo a chiedergli un tampax, o presentarti in premaman (per quanto vintage e  per quanto seventies possa essere) per far finta di non essere attanagliata da quei cazzo di crampi addominali. E no, non puoi fare amicizia con le ragazze dell'amministrazione e sperare in una spalla/push up su cui piangere. E non perché a te non vada, ma perché loro non ti sopportano, non fai parte del loro cerchio della fiducia, visto che tu lavori con i maschi, fai riunioni con i super capi e sei (cosa molto fastidiosa) poco rintracciabile. Del resto se lo fossi di più, magari (ma non è detto), potresti stare un pelo meno antipatica alle stanziali, ma sicuramente (e questa è certezza) molto-molto-molto meno simpatica a chi autorizza i bonifici sul tuo c.c..

No.
Devi far finta di niente, continuare a sorridere e a schizzare da una parte all'altra del mondo sulla tua bislunga come avessi l'energia di una sedicenne infoiata e lo charme della Regina Nonna d'Olanda.

Per non parlare poi del fatto che il branco di maschi con cui quotidianamente sei in contatto (tanto gli interni quanto gli occasionali), si senta in dovere di inscenare la pantomima della seduzione. Anzi, no, non della seduzione, ma dello "sgallettamento pavoneggiante". Come se non facendo battute sceme, o non lanciando frecciate sceme, o evitando per un attimo di scemeggiare in giro con ogni essere dotato di Ginger, l'Adamo di turno rischiasse di passare per un SuperSfigheira o un Elton John pronto per il gaypride.

Quindi?
Niente, sei solo in guerra.
E, cara la mia ginger: la guera è guera, e se non lo sai, sallo.

giovedì

L'importanza di chiamarsi Ernesto. PRIMO TEMPO: IL LOOK

Sì, Ernesto, e non Paola, Matilde o Guendalina.

Già. Perché - PUNTO NUMERO UNO - Ernesto, casomai gli si sganciasse un bottone, al massimo passerebbe per tamarro, certo non per un'adescatore a cottimo.
Se poi Ernesto non fosse un cesso - PUNTO NUMERO DUE -ma diciamo giusto un cicinin' sopra l'ascissa della mediocrità, non dovrebbe sputar sangue per dimostrare di avere più di quattro neuroni quattro.

PUNTO NUMERO TRE: Ernesto non dovrebbe sbattersi più di tanto per decidere cosa mettersi per andare al lavoro. Quattro abiti grigi e quattro blu, magari un gessato sobrio qua e là per stagione, et voilà: il gioco è fatto.

Ernesto apre l'armadio, prende una delle quindici camice azzurre con le iniziali, uno degli abiti in fresco di lana, uno dei trenta calzini blu un paio di scarpe di buona fattura e fine della menata.

Guendalina invece no.
Guendalina (o MariaPaola, o Matilde o Luisella) deve sapere che se ha un ruolo di prestigio (o wanna-be tale) innanzitutto le toccano i tacchi.
E alti, pure, che le ballere fan segretaria, i mocassini casalinga dedita al golf e il tacco otto, con buona pace delle mie Ferragamo, il tacco otto, dicevo, quello tanto raccomandato dall'associazione per la prevenzione delle callosità e dal comitato riunito contro la sciatalgia precoce, fa amministrativa e un po' maestrina.
Il tacco 12 fa male, quello 10 pure, ma un pelo meno e ce la si fa.
Oltre i tacchi servono completi pantalone da mixare e shakerare in attesa che la giacca blu, il pantalone grigio e il tubino beige tornino dalla lavanderia (leggi che lei trovi il tempo per andare a ritirare il tutto), camice abbastanza strette per essere infilate dentro i tailleurini e abbastanza lunghe perché non le scopran le reni mentre si sbraccia sulla scrivania spiegando i suoi percome e perdavvero al suo pubblico, mettendo in evidenza un periglioso perizoma sul perimetro sud o mentre cerca di raccogliere, contorcendosi, un A4 sfuggito dalla di lei borsa senza dare (troppo, per lo meno) spettacolo.
Guendalina ha il suo bel da fare nella scelta della mize diurna: dev'essere elegante, ma sobria, sexy (che aiuta) ma non troppo (che distrugge) e il tutto deve rientrare in una parvenza di comodità per far sembrare che in quel che indossa stia davvero a suo agio. Un fantastico tubino al ginocchio, di quelli tipo Angelina in Mr & Mrs Smith, fa davvero una gran figura (potendoselo permettere) a patto che la strettitutine del suddetto non costringa a camminare a passettini modello made in China certificato.
Dicevamo, tacchi (sempre), eleganza sostenibile (anti rotture inaspettate) e un briciolo di tette (avendone) fino al limite del tollerabile.
Per sapere quando una scollatura è troppo, aiuta, ad esempio, domandarsi: ci andresti così ai colloqui di tuo figlio? (facendo finta che tu non stia puntando il profe). O a trovare la tua maestra-suora delle elementari?
Se la risposta è "sì", oppure "più o meno", o anche "beh magari con una sciarpina", allora metti la sciarpina e sei apposto. Se la risposta è no, cara Guendalin'- con le tette al vento - cambia camicia. Se non ne hai più e quella è l'ultima, cambia reggiseno (toglere il push up, mica sempre, ma alle volte aiuta).
fine primo tempo.
Guendalina si ritira e va a stirare.
(eccerto, lei stira o fa finta, Ernesto no.)

domenica

Ssh. scappo

SCAPPO dalla città 

(la vita, l’amore e ... gli asini).

Sì.
Scappo.
Scappo dall’eco di tutti i cazzo di “sì-certo” e “non c’è problema ci penso io” che avrebbero dovuto essere “vaffanculo,stronzo” e “strozzati, iena”.

Scappo dagli urli mancati, dalle lacrime segrete e soffocate. Scappo dal ricordo del riflesso del trucco sbavato nel retrovisore e dal pietoso Tempo che lo sfumava per mascherare la rabbia.

Scappo dal profilo linkedin e dal suo curriculum e da una casa spaziale troppo bianca e fredda. Comprata di corsa,per scappar via da un’altra. Disegnata da una me che non era in sé.

Scappo aspettando di avere di nuovo degli alberi, e un prato spettinato con una panchina sopra.
Scappo dal condominio, dai vicini arrabbiati, dagli ascensori, dagli allarmi. Scappo dalle scadenze, dalle banche,dalle agenzie immobiliari e da quelli che vengono a vedere la mia casa in vendita e dicono “oh, com’è grande, com’è bella… Ma noi abbiamo la metà di quel che chiede” e “ma i mobili ce li lascia vero?” (certo. Anche i tanga, é ovvio, no?).

Scappo dalla città. E un giorno tornerò in campagna (che se una nasce in mezzo alle galline vere, tra quelle finte poi si sente a disagio).

Scappo dal grigiume, dai mezzi toni, dalle mezze frasi e dalle mezze (never enough) misure. Scappo dagli uomini sposati (soprattutto dal ricordo di quello che ho sposato io), dai fifoni e dai pusillanimi.
Scappo dal silenzio, e faccio l’amore urlando alla tastiera qwerty del mio blackberry.

Scappo. Sì! E m’innamoro. Pure. Alle volte. Poi mi passa (e quasi sempre per almeno un valido motivo). Ma finché dura é sempre wow alla quinta.

Scappo dalle protezioni privacy e dai clienti che no, non vorrebbero leggermi allegra. Piuttosto depressa, o malata, ma allegra e cazzona no, che diamine!

E non importa se fra di loro ci sono manager che su Facebook ci han preso la residenza: io sono il fornitore, il fornitore non può.

Scappo dai controlli di quelli che in teoria pago (troppo) per lavorare per me, e che mi mettono un’ansia addosso che neanche fossero strozzini castrati.

Scappo. Yes, Madam… E a gambe levate.
Scappo dal buio. Dalla malinconia. Da quel che avevo in testa mentre dicevo “sì lo voglio”. Dalla paura. Dai sogni che non dovrei fare.

Scappo dentro un bit, in cerca d’elettricità e di luce. 
Scrivo, blatero e twitto da sola.

Che ci sian 4 gatti che mi leggono, e 2 che mi parlano, é una coccola inaspettata, ma resta una gran sorpresa.
Non ho una faccia solo per chi non voglio che la veda.

Ma il nascondiglio del mio avatar é una betulla. Con un elefante dietro.

E tu, che leggi, sì, a pezzi, forse, ma tu un pelo, almeno, questa mascherina la conosci.

E un giorno, magari da una veranda agreste, smetterò di scappare. E farò outing. Ma per ora no, tocca correre.
Ciò detto scappare non sempre é una sconfitta. Alle volte darsela a gambe non salva un cavolo, ma può anche salvare capra e cavoli, o -in casi eccezionali- il culo.

E non sempre scappare é da conigli.
(Wum, per esempio, vestita da coniglietta sta una favola!) :D

giovedì

Quindi?

Dove sarebbe il post del martedì?
Che ne è stato di Wum?
L'avran rapita gli alieni?
Bah.

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Inviato dal mio dispositivo mobile

*WUM*
www.womenusersmanual.com

LA MIGLIORE AMICA… DI TUTTI!

SOTTOTITOLO:
LA vanitosa per necessità

written by
IL FIANCHEGGIATORE



Non arricciate il naso! Non sono M. Ferradini, non parlo da uomo ferito; l’uva non mi piace e la volpe non è il mio animale totem. Ho sbagliato, ma l’errore l’ho commesso ex tunc quando la reputai una gran persona.

Ma per quello ho le mie attenuanti: n° 1 ero obnubilato dai cuoricini che vagavano davanti ai miei occhi, n° 2… idiota, n° 3 lei è assai brava a farsi benvolere. Da chiunque. Ecco il mio più grande errore. Non essermi reso conto che lei non era splendida con me e per me, ma lo era per sé stessa. Insomma ho scoperto che è un tipo di donna – e a questo proposito aspetto un eventuale, chiarificatore post di WUM su questi tipi di femmina – che per vivere in modo soddisfacente ha necessità di essere ben vista e ben voluta da tutti. 

Lei è l’amica di tutti, ovviamente a rotazione, in quanto uno non può avere 1.562 contatti su FB e considerarli tutti come MIGLIORI AMICI. Anche per il semplice fatto che 24 ore in un giorno e 7 giorni in una settimana ti portano giocoforza a bidonare qualcuno di questi migliori amici… I più stolti alla prima sua moina (e lei le moine le sa fare un gran bene) la perdonano, altri alla seconda moina restano più guardinghi ma le concedono una nuova possibilità, i più saggi alla terza moina si concentrano su amici più affidabili. Io alla quarta moina ho deciso che perdevo il mio tempo. Insomma lei è una specie di donna che ha bisogno di essere benvoluta ed ammirata per essere felice. E fino qui niente di male, chiunque si sente realizzato se è il “bersaglio” dell’ammirazione e dei complimenti. Ma la cosa si distorce un pochetto quando uno ne fa una ragione di vita, e questo è sufficiente, senza che insorga la necessità di andare avanti e realizzare qualcosa.

Esemplifico per chiarire: se io sono oggetto delle attenzioni di una donna e desto in lei ammirazione ne sono assai lieto. Se poi lei mi piace pure, mi reputo un uomo fortunato… e vissero felici e contenti. Se per caso invece lei non risponde alle mie aspettative, giro l’angolo e spero di trovarne un’altra. Cioè non continuo a farmi adulare da questa, magari illudendola di chissachè, solo perché mi piace essere ammirato.

Lei invece funziona così.
E l’idiota sono stato io che non me ne sono accorto o che non ho voluto accorgermene anche se gli indizi c’erano. Tipo l’ex moroso che nonostante fosse ex e mollato da lei, perché a sua detta era un cretino, che continuava ad avere risposte ai contatti e complimenti per lei; tipo il compagno di università che la osannava per le torte che faceva, che tra l’altro non erano nulla di speciale (io ne faccio di migliori, ma non potevo mica dirglielo - N.d.A.); o ancora l’altro amico a cui scriveva una mail dicendo “uh che palle, quello mi ha chiesto di andare al cinema e io non ne ho voglia” mentre a “quello” (=io) scriveva che le “sarebbe piaciuto tantissimo ma non poteva a causa impegni di lavoro”…(altra N.d.A. - ho un paio di amici haker e quindi sono piuttosto sicuro di questi suoi comportamenti).

Ecco quando il ricevere complimenti ed attenzioni, bearsi di ciò, dare seguito e risposta ad essi anche se provenienti da chi non ti interessa minimamente, diventa il tuo modus operandi… per me è da ricovero. Senza contare che dopo aver riacquistato l’uso della ragione mi viene spontaneo chiedermi: in quanti altri letti si infilò la tizia mentre flirtava con me, così giusto per compiacersi e per autostima? 

Dopotutto se una vanta 1.562 buoni amici, con altrettanti rapporti d’amicizia che non vuole interrompere, e se il suo modo per non rovinare i rapporti d’amicizia è una seratina  scopereccia… (a facc di zoccola vacchia).



Leggendo vi starete chiedendo: ma di chi cavolo sta parlando? Chi è così figa e al contempo piena di sè da aver bisogno di tutto questo? Charlize Theron? Bianca Balti? Bo Derek? No, no… niente di tutto ciò. Lei è si una ragazza carina, ma più che altro è furba. Ha avuto il gran merito di saper coltivare nel suo orticello una folta schiera di ammiratori che la seguono qualsiasi cosa faccia. Il che non è stato poi così difficile. La sua forza risiede nel fatto di essere cresciuta scolasticamente e lavorativamente in un ambiente prettamente maschile e assai inquadrato, quello tecnico-ingegneristico, in cui la presenza di una tizia di 170 cm (al netto del tacco 12 spesso presente), occhioni celesti, una più che discreta terza piena e un B-side – quello si – da copertina patinata, è una cosa a dir poco destabilizzante.

N.B. Questi sono i connotati positivi della tizia. Quelli negativi pur presenti anche a livello fisico, che di quelli morali ne facciamo qui un buon compendio, dalla categoria ingegneri non vengono presi in considerazione, perché essendo piuttosto desueti all’incontro col gentil sesso, tutto ciò che di bello essi vedono oscura il resto.
E attenzione non ho usato il termine “desueto” a caso. Non è che gli ingegneri siano dei cretini o degli allupati cronici… è semplicemente che se frequenti un istituto (tipo ITIS) in cui ci sono 1.047 studenti di cui solo 15 femmine e poi un ateneo in cui su 800 iscritti la quota rosa giunge si e no allo 0.375% non sei proprio abituato a trattare con l’altra metà del cielo, e credi che il tutto si possa risolvere come una disequazione, per quanto complessa e piena di incognite essa si possa presentare.

La conclusione della storia è che lei era li di fronte a me, beandosi della mia vista, come se nulla fosse cambiato in questi due anni, con il suo miglior sorriso in faccia e i Ray-Ban sugli occhi anche se piovigginava (ma tenerli fa figo o non poteva sostenere la conversazione senza un filtro che le permettesse di distogliere lo sguardo senza farsi accorgere, dovendo ancora una volta recitare la sua parte senza essere sgamata?) e mi ha raccontato le sue ultime evoluzioni in campo lavorativo ed abitativo “oh, adesso lavoro qua e vivo là, da sola, e devi ASSOLUTAMENTE venire a vedere il mio nido”… dimenticandosi di fare il benché minimo accenno al presente fidanzato (toh, che strano).
“…e tu come stai? Ma sai che ti trovo bene? E che è successo alla tua auto?”
Io, che di natura sono gentile e ho una buona educazione ho risposto pedissequamente con un laconico “sto bene, grazie, la mia auto è diventata azzurra e per la visita al tuo nido organizza tu, mica vengo io a suonarti al campanello”, ma credo proprio che se mai mi darà una data, io quel giorno non potrò muovermi da casa perché sarò malato, o impegnato per lavoro, o in Kurdistan a raccogliere margherite.